un film di Ali Asgari
IRAN, SVIZZERA, ITALIA, CANADA, TURCHIA 2026, durata 87 minuti
BIGLIETTI
• SAB 10 OTTOBRE – 18:30
• DOM. 11 OTTOBRE – 16:00
• LUN. 12 OTTOBRE – 21:00
• MAR. 13 OTTOBRE – 17:00
• MER. 14 OTTOBRE – 18:00 VOST (*) / 21:00 VOST (*)
Sinossi
Dopo l’arresto e la chiusura del suo ambulatorio, un medico iraniano, disilluso, perde ogni fiducia nel futuro. Deciso a porre fine alla propria vita, trascorre un’ultima giornata con i fratelli e la madre, per prepararli alla sua scomparsa. Ma la compassione, la cura e la vicinanza che gli dimostrano finiscono per riconciliarlo con la realtà.
Commento del regista
Mi sono spesso chiesto che cosa dia valore alla vita quando la sofferenza entra a far parte della nostra quotidianità. Possiamo davvero separare la nostra esistenza da quella degli altri? Le nostre scelte appartengono soltanto a noi, o lasciano tracce nel cuore e nella memoria di chi ci circonda? Vivendo in Iran, dove le difficoltà economiche, l’incertezza politica e l’ombra costante della guerra sono diventate parte della vita di ogni giorno, ho visto come le persone continuino a resistere, a prendersi cura le une delle altre e a creare piccoli spazi di speranza. Forse ciò che ci permette di andare avanti non è l’assenza di sofferenza, ma sono quei legami invisibili che ci uniscono, la consapevolezza che le nostre vite sono profondamente intrecciate.
Kami Nour esplora il fragile confine tra la disperazione e le forze silenziose che ci tengono legati alla vita.
Attraverso gesti quotidiani e incontri apparentemente insignificanti, il film mostra come il senso possa trovarsi nelle cose più semplici: un atto di gentilezza, una presenza familiare, un silenzio condiviso o il tocco lieve della mano di una madre.
Per me questo film non è una storia sulla sofferenza, ma sui legami invisibili che rendono la vita degna di essere vissuta. La sofferenza potrebbe non scomparire mai del tutto, e l’esistenza potrà restare segnata dall’incertezza e dall’ingiustizia. Ma forse il valore della vita non risiede nell’assenza del dolore, bensì nella nostra capacità di amare, di essere amati e nelle tracce che lasciamo nelle vite degli altri.